Il difficile ruolo del genitore che accompagna il figlio a fare sport

Consigli e possibili indicazioni per essere “buoni” genitori

 

Essere genitori oggi è indubbiamente molto difficile, si ha spesso paura di sbagliare, di dire una parola di troppo che mandi in crisi i figli, di essere troppo severi o al contrario troppo permissivi, vorremmo per i figli la scuola migliore con le migliori insegnanti, vorremmo vederli avere successo in tutti i campi, vorremmo poterli proteggere da tutto e spianargli la strada, vorremmo e credo sia il desiderio di tutti essere dei “buoni” genitori.

 

A volte forse tutti questi “desideri” ci distolgono dal primo vero e principale strumento che abbiamo a disposizione per provare a essere “buoni”: l’ascolto e l’osservazione.

Spesso i figli raccontano poco per questo ascoltare, anche i silenzi, e osservare i comportamenti ci aiuta a volte a capire e interpretare per poi provare ad agire iniziando dal fare le giuste domande per stimolare una conversazione.

Parlando di sport dei figli purtroppo si aggiungono delle problematiche genitoriali che vanno analizzate ed affrontate.

 

Purtroppo molto spesso, sempre per via dell’avere successo, i genitori quando si parla di sport dei figli smettono di essere padri e madri e si trasformano in “tifosi”.

Tifosi, a volte nel vero senso della parola e sono sulla cronaca quotidiana litigi e scazzottate sulle tribune degli stadi e dei palazzetti, a volte tifosi più subdoli e incoscienti e per questo più spietati perché agiscono direttamente sul proprio figlio non valutando le conseguenze psicologiche.

Spesso i genitori trasferiscono e affidano ai figli la responsabilità di avere successo in un campo dove casomai loro hanno fallito, anche per questo spesso cercano di orientare gli interessi sugli sport da loro praticati in passato o dei quali sono tifosi.

Il carico morale che affidiamo ai figli in questi casi è molto alto, è difficile accettare l’insuccesso sia da parte dei genitori che da parte dei figli che si sentono addosso la responsabilità di “vincere”.

 

Parlando del nuoto…

  Quante volte nella mia vita da insegnante ho sentito la frase:

abbiamo pagato il corso tu ci vai!

È chiaro che il compito dell’istruttore con quel bambino sarà veramente difficile ma non impossibile, sarà forse più difficile “educare” il genitore ad un atteggiamento diverso, più in ascolto dei “problemi” del figlio.

 

Quanti genitori da bordo vasca si sentono in grado di dare consigli ai propri figli mentre fanno lezione pensando di poter essere i migliori “istruttori” per loro. Facendo così non solo distraggono in continuazione i figli dalla lezione ma contribuiscono ad aumentarne l’ansia da prestazione e allo stesso tempo involontariamente delegittimano la figura dell’istruttore agli occhi del proprio figlio.

 

Abbiamo pagato… questo comporta una efficienza nella relazione insegnamento/apprendimento che sia perfetta, efficace, rapida… ma che non tiene mai conto dei tempi di ogni bambino, del gruppo di bambini.

Non tiene conto delle emotività e delle possibili paure che un ambiente diverso con quello acquatico può generare.

Dategli il tempo di imparare, di conoscere, di crescere con i propri ritmi e tempi. Ci potranno essere momenti “migliori” di grandi progressi, acquisiti anche velocemente che si alterneranno a momenti “peggiori” dove le cose sembra che vadano più lentamente a volte anche con dei passi indietro.

 

Questi sono i momenti più delicati dove si deve avere pazienza tutti quanti e continuare a sostenere positivamente attraverso un ascolto e una osservazione.

 

La nostra prima priorità come adulti, genitori e insegnanti, deve essere quella che il bambino ami venire in piscina e che impari ad amare l’acqua e la bellezza e il piacere di immergersi.

Imparare a spostarsi, cioè imparare le nuotate è in secondo piano rispetto al precedente perché un bambino che ama l’acqua impara molto velocemente a nuotare.

Non avere fretta nel percorso di ambientamento è a tutto vantaggio per favorire poi qualsiasi altro apprendimento.

Divertirsi è la strategia migliore per essere predisposti ad apprendere.

Apprendere divertendosi è una nostra priorità.

I nostri istruttori dei corsi nuoto e soprattutto dei centri estivi 
hanno chiari quelli che sono gli obiettivi per fare crescere i ragazzi in
modo autonomo, in equilibrio e con una sana competizione…. CON SE
STESSI ma sempre nel rispetto dell’avversario che nella vita quotidiana è
spesso il miglior amico! Un esempio pratico: nel lavoro non riusciamo
sempre a tenere separati ruolo PROFESSIONALE e ruolo PERSONALE!
Non vale la pena perdere un amico perché non si è d’accordo sul lavoro!
Nello sport VERO queste cose si insegnano e si imparano!

 

Prof. Bini Matteo



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